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Granducato di Metallo
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Ho conosciuto per la prima volta questa band pistoiese ad una serata al New Breed di Fornacette (PI) (locale purtroppo defunto da tempo) 2 e passa anni fa, in occasione di una serata in compagnia di un’altra band (di cover hard&heavy), e devo dire che mi fecero una discreta impressione, sia come songwriting dei pezzi che per un buon timbro e impostazione del frontman. Ebbi poi occasione di rivederli nello stesso locale poche settimane dopo, e una terza volta, circa un anno dopo, al mitico Irish Pub di Viareggio (purtroppo ora chiuso anch’esso), dove comprai questo debutto, che era allora fresco di uscita. Gia’ quella prima sera al New Breed pero’ il chitarrista mi regalo’ gentilmente il loro primo demo (curiosita’: questo era a nome Phantom Lord, senza “s” finale, aggiunta in seguito evidentemente), “The Wings Of Liberty Thoughts” (2003), i cui 3 brani verranno poi ripresi anche per il debutto in oggetto.
Perche’ ho citato il demo? Semplice: perche’ la prima impressione che ricevetti dal cd fin dai primi secondi fu che a livello di scelta di suoni (voce a parte forse) preferivo nettamente il demo, soprattutto per quanto riguarda le chitarre, nel disco piu’ “slabbrate” (se mi passate il termine) e zanzarosette, mentre nel demo piu’ definite e classiche, proprio a livello di “grana” del suono, della distorsione; quindi appunto paradossalmente sembra che siano piu’ “caserecce” e artigianali quelle di questo disco rispetto a quelle del demo, e questo fa una strana impressione all’ascolto, soprattutto per chi conosce entrambi i lavori. Anche il basso trovo “buchi” un po’ meno lo spettro sonoro generale e sia un po’ nascosto in questo disco, mentre era piu’ in evidenza, squillante e protagonista nelle incisioni sul demo.
Come dicevo anche l’impostazione vocale sul demo, pur ancora acerba e spesso al limite nella gestione del fiato o della tonalita’, era diversa, molto piu’ limpida e quasi del tutto priva di ruvidezza (quindi un po’ impersonale diciamo, era in linea con certi cantati tipici dell’heavy/power melodico degli ultimi 10 anni), ma in questo caso al contrario del resto devo dire che preferisco le scelte fatte nel disco in esame, sia come produzione/mix (qui e’ perfettamente integrata nel tessuto strumentale, ne’ troppo alta ne’ troppo bassa) sia appunto per la decisione di aver puntato su linee mediamente piu’ basse, corpose, roche e “interpretative”.
Lo stile della band e’ un heavy classico, a volte piu’ speed altre piu’ cadenzato ed epicheggiante, che deve molto ai Maiden (certi fraseggi “gemelli” o riff/ritmiche sono piu’ che eloquenti) e in misura minore a qualcosa dei Manowar, ad esempio l’impostazione e timbro vocale del cantante e’ accostabile, con le dovute proporzioni, a quelli di Adams (magari senza la parte di registro acuto-cristallino tipico del collega d’oltreoceano), contaminato un po’ anche da qualcosa del vecchio Hetfield (e la cover finale, molto fedele in tutto, del mega-classico “Master Of Puppets” ne e’ la prova migliore).
L’intro e’ un po’ in stile alcuni dei Running Wild o vecchi Helloween, quindi epicheggiante e solenne ma senza uso di strumenti orchestrali o tastiere pomposissime come di “moda” in molti dischi metal (classic/power e dintorni) degli ultimi 10 anni circa, mentre per il resto si tratta di pezzi che come dicevo variano da quelli piu’ spudoratamente maideniani (come “Run Insane” per dire, una delle 3 gia’ presenti nel demo) a quelli che si pongono quasi esattamente a meta’ tra lo storico gruppo inglese e i Manowar piu’ immediati e anthemici (come l’opener e title-track o la seguente “Thirsting For Vengeance” o anche “Fall Into Madness”, altro pezzo gia’ sul demo) e ancora a quelli che iniziano con arpeggi acustici che possono ricordare qualcosa dei Blind Guardian per poi dipanarsi, salendo di ritmo e intensita’, in mid-tempo epicheggianti, con la bella voce del cantante sugli scudi per poi, verso meta’ brano, svilupparsi di nuovo nel classico up-tempo dal tiro maideniano e ripetere poi tutto lo schema un’altra volta (tutto questo si puo’ trovare ad esempio in “The Phantom Lord”, anch’essa gia’ presente sul demo), per finire al lento d’atmosfera abbastanza devoto ai pezzi analoghi dei Manowar, col cantante in particolare davvero ottimo e sulle orme del suo illustre collega (la conclusiva -prima della cover- “Craving For Victory”), peccato solo per il ritornello un po’ banale e piatto rispetto alle strofe.
Nel pezzo “The Slasher” si segnala alle lead vocals il bravissimo e “halfordiano” Alessio Taiti dei Frozen Tears, altra validissima (anche in sede live) band toscana di heavy classico in attivita’ da anni ormai e con all’attivo 3 full-lenght album.
In conclusione consiglio di personalizzare ulteriormente lo stile, forzarsi di creare refrain sempre piu’ coinvolgenti e in generale pezzi meno “inquadrati”, piu’ come dire, “spavaldi”, fantasiosi e incisivi…e rivedere un po’ certe scelte di suoni, ma per il resto le potenzialita’ tecniche per una certa crescita generale sembrano esserci.
Voto complessivo: 7
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26 Apr 2007 by Arcano |
1 comments
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| by anny_anarchy @ 07 Apr 2008 09:13 pm |
| ciao ragazzi...ho scpperto qst sito assolutamente x caso(a dire il vero grazie ad 1altro sito army of immortals)e ho ascoltato con grande piacere i 2 singoli the slasher e fight or die...davvero complimenti a tutti voi xkè siete fantastici....purtrroppo in italia è sempre più difficie trovre band che facciano sano rock(x non parlare poi del metal!)...quindi mi raccomando continuate x qst strada perchè sieta forti! |
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